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TEATER 2011

01 Giu TEATER 2011

TEATER
rassegna nazionale di teatroscuola
con sezione per laboratori extrascolastici
maiori (sa) – prima settimana di maggio 2011

Seguire una rassegna è sempre una cosa importante perché si tratta, comunque, di uno sguardo su di un settore, su di una particolare fetta di teatro, ed è conoscenza diretta e non tramite relazioni, articoli di riviste specializzate, commenti ricevuti nella posta. Tuttavia, seguire una rassegna facendo parte della giuria è tutt’altra cosa. E non posso dire che, per me, sia sempre piacevole: anzi!

In genere rifiuto; questa volta però mi son lasciato convincere e, alla proposta di Salvatore, non ho detto di no. Sono stato invitato a far parte della giuria per la rassegna TeaTer che, nata nel 2004 ad Agerola (NA), è ora da alcuni anni a Maiori (SA). Ideata da Ester Egle Monetti, è gestita con presenza infaticabile da Mario Maglio che si occupa di tutto con straordinaria efficienza e determinante efficacia, coadiuvato da validissimi collaboratori tra i quali, mi piace citare, Carmerita Napolitano e il tecnico del service Luigi Gatto.


Nella giuria – oltre me – Massimo Quadro, direttore del Centro di educazione ambientale di Fiordo di Furore (SA); Carmerita Napolitano, giornalista; e Costantino Amatruda, persona di teatro che – ovviamente fuori rassegna – ci ha regalato uno spettacolo di particolare qualità. I tre giurati hanno fugato del tutto la mia preoccupazione riguardo possibili aspre discussioni e scontri, perché ci siamo intesi subito nella condivisione delle idee portanti sul teatro della scuola e sul teatro non professionale in genere.
Che dire? Su di una dozzina abbondante di spettacoli di scuole di diverso ordine e grado e di associazioni, tre o quattro mi hanno ricompensato della fatica d’aver dovuto seguire la rassegna. Per esempio, la grata sorpresa della scuola media di Follo (SP) che ha presentato lo spettacolo dal titolo quanto meno enigmatico “Para…. aieri”. Il lavoro di questi giovani è stato nella piena consapevolezza di quanto dicevano e facevano, in buon livello di qualità e per di piú su di un argomento che potrebbe sembrare totalmente sovraimposto: com’erano belli i tempi delle nostre nonne! Tale argomento è ben difficile immaginarlo vissuto con veridicità da trenta o forse piú adolescenti, e certo il suggerimento, l’orientamento verso tale tematica, necessariamente deve provenire dagli adulti. Ma la maniera con cui l’hanno restituito in teatro, fa capire come quei giovani l’abbiano recepito, confrontato con quanto – in un modo o nell’altro – potevano già conoscere, fatto proprio e riproposto sulla scena. Hanno anche utilizzato il dialetto, ma un dialetto che in realtà loro non praticavano e forse non conoscevano, perché la realtà di La Spezia (me l’hanno spiegato poi) è una realtà variabile al massimo per continuo movimento della popolazione: dunque – e l’hanno detto loro stessi – hanno imparato il dialetto come una nuova lingua. Ma, superando questi cimenti, lo spettacolo, corale al massimo e molto articolato, ha fatto centro: ha dato grandissima commozione umana ed estetica e ha mostrato un esempio eccezionale di teatro della scuola.
La scuola di Follo ha preso il premio detto “noce d’oro scuole medie” in ex-aequo con Napoli. In ex-aequo, perché anche Napoli ha portato uno spettacolo d’eccezione, prodotto dalla scuola media Maiuri, dal titolo “Particelle elementari”. Un’idea vincente, quella di presentare il tema della nascita con calore ed espressione umana e, allo stesso tempo, con correttezza scientifica e con chiarezza. Anche in questo caso, lavoro corale, molto raffinato e pieno, con un particolare valore pedagogico.
Il numerosissimo gruppo possedeva coordinamento e forza d’espressione che raramente si trovano, purtroppo, nel teatro della scuola. Anche le voci scorrevano pulite e ben comprensibili.
La giuria si è trovata in imbarazzo tra questo spettacolo e quello di Follo. Uno solo era il premio che si po-teva dare, ma i pro e i contro rispetto ai due spettacoli si equivalevano sempre. Dunque, “ex-aequo”, giustamente.
Un’attenzione particolare ha destato lo spettacolo dell’associazione Bradi-poteatar di San Marino, perché ha puntato essenzialmente sulla gestualità, sul movimento con la musica e sul colore, al di fuori da ogni velleità naturalistica. Lo spettacolo, semplice, sobrio, raccolto, ha rapito ed estasiato un gruppo di ragazzini di una prima elementare che si temeva potessero disturbare, tanto che durante la rappresentazione non volava una mosca.
Non posso, qui, e non voglio, citare tutti. Ma il folto gruppo della scuola media di Marigliano (NA), sí. Hanno cantato e suonato, hanno ballato, hanno recitato, hanno usato il video. Il tutto con grande passione, con grande armonia e con grande integrazione fra i diversi mezzi usati. Questo mi fa perdonare la recitazione, non dello stesso livello delle altre sezioni.
Alla cerimonia di premiazione, il gruppo di Marigliano ha presentato, in piazza, un bellissimo spettacolo di danza e un godibilissimo Albero di Maggio.
Ci sono stati spettacoli pretenziosi, carichi, rumorosi; spettacoli confusi e malamente abborracciati; spettacoli classicheggianti e ingessati… Che dire? Solo sperare che la rassegna abbia mostrato che la via è un altra; che la ricerca della qualità deve essere attenta e modesta; che gonfiare, dilatare, gridare non paga. Che il teatro della scuola e, anche, il teatro amatoriale, devono porsi precisi limiti all’interno dei quali lavorare con attenzione, costanza ed umiltà, senza imitare i professionisti, senza guardare agli effetti grandiosi di messe in scena televisive e – insomma perché no? – prendendo esempio da lavori simili a quelli che questa rassegna ha premiato.
Un’ultima cosa. L’associazione “Tutti insieme con gioia” di Marano sul Panaro (MO) ha portato in scena un gruppo integrato creando un lavoro di grande rilevanza umana e sociale. Ecco: qui si sono posti limiti dovuti alle gravi difficoltà di parte dei componenti e, all’interno di quei limiti, si è creato un piccolo spettacolo non pretenzioso, non rumoroso, non strillato ma, al contrario, attento e coinvolgente.

Era l’ultimo spettacolo in gara, e la rassegna si è conclusa.
Paolo M. Albani

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