“Tancredi Dotta Rosso, uomo gentile e dai modi eleganti, poco amante del palcoscenico e tutto preso dalla concretezza dei problemi, sapeva raccogliere intorno a sé amici e collaboratori di diversa provenienza per metterli al lavoro su un progetto e non sulle astratte parole. (…) Il libro colpisce per la brillantezza dei colori e dei tratti non solo anedottici con cui ci vengono presentati personaggi (…) e con l’aiuto della stampa del tempo ci regala qualcosa di più di una biografia. Quasi mezzo secolo di vita politica, economica, sociale, culturale, giornalistica scorre davanti ai nostri occhi. Un acuto e non celebrativo profilo di storia cittadina”.
Qualche frase tratta dalla prefazione di Alberto Cavaglion, sulla biografia del padre scritta dalla figlia Margherita, che abbiamo la fortuna di conoscere come persona e socia Agita. Di fatto “una microstoria di comunità”, come dice il sottotitolo, riferita a Cuneo di cui fu sindaco; di fatto un viaggio nel tempo nella vita di una persona con la passione/servizio verso la politica e l’amministrazione pubblica, ma pure un documento sul nostro paese. Dall’angolatura di una città e di un territorio, lo sguardo non è meno importante sugli eventi storici e civili (dalla guerra, alla liberazione, alla ricostruzione democratica del paese), anzi è molto più interessante per una sorta di “zoom” sulla realtà, su tanti aspetti e dettagli, su piccole storie che non lo sono anche se non finiscono nei libri di testo. Lettura avvincente.
Non nego, però, che il capitolo “Le radici” mi ha più intrigato, per comprensibili motivi di amicizia e che alle indipendenti donne di famiglia, a cui si deve l’unione dei due cognomi, va una speciale simpatia!
L.P.



