Sui libri e sulle pratiche
(e riflessioni a latere)
di Loredana Perissinotto
Un congresso internazionale come CITIES, organizzato da Agita a fine luglio 2023, non è solo un crocevia di esperti e di persone interessate al Teatro in ambito educativo, che in (poche) intense giornate s’incontrano, ascoltano, dibattono, s’interrogano, guardano documenti video, assistono a performances, frequentano laboratori.
Esiste, infatti, un “dietro le quinte” proprio come a teatro, che favorisce lo scambio interpersonale d’informazioni, indirizzi, libri… E proprio di due libri desidero parlare, entrambi con finalità cognitivo-didattiche, quindi formative, rivolti all’adulto educante sensibile, e di rimando, agli studenti, ma che prendono il largo da porti diversi.
Un ringraziamento ai loro autori, presenti a CITIES, per queste riflessioni seguite alla mia lettura, il cui asse principale sta nella relazione tra educazione e linguaggi artistici, con uno sguardo sui destinatari, sull’editoria e sullo stato delle cose in Italia. Infine, un bordone di fondo, o equivoco, da chiarire visto che da molto tempo ci insegue, bizzarro come un fuoco fatuo, lungo il bel paese.
Antoni Navarro, Tomàs Motos, Xema Palanca sono gli autori dei testi di Artes Escénicas Y Danza (Algar Editorial 2016, Arti sceniche e Danza), un bel libro ricco di foto, illustrazione, disegni realizzati da un nutrito gruppo di collaboratori. Nel prologo si auspica que el teatro sea una realidad dentro del curriculum, sia una realtà nel curricolo scolastico in Spagna. La dichiarazione d’intenti, rivolta ad insegnanti e studenti, afferma che il teatro e la danza sono uno spazio privilegiato per la riflessione, per il dialogo e costituiscono degli utensili che ti aiuteranno a conoscerti meglio e a relazionarti con gli altri in maniera differente. Si sottolinea che questi due linguaggi sono collegati con altre espressioni artistiche (musica, pittura, letteratura, cinema); si insiste sul carattere pratico di quanto suggerito (giochi, esercizi, testi, simulazioni, immagini, musiche, ecc.) ma, soprattutto, che l’obiettivo formativo è verso la persona in crescita, non certo quello di preparare ballerini o attori, che hanno a disposizione della danza e del teatro, ne percorre le tappe e gli sviluppi in Europa, fino alle contaminazioni o ibridazioni spettacolari dei giorni nostri. La storia dello spettacolo è un pretesto, comunque stimolante, per proporre dieci unità di lavoro, focalizzate sugli elementi essenziali del linguaggio teatrale e della danza. L’invito a “porsi in marcia”, cioè alla pratica, è accompagnato da schede di verifica e valutazione su quanto appreso rispetto al corpo, voce, spazio, alle teatralizzazioni e comunicazioni, alle forme d’espressione individuali e collettive. Tra gli allegati, un essenziale dizionario delle arti sceniche e una nomenclatura tecnica riferita al palcoscenico. Nella difficoltà di scegliere un esempio di input all’attività, mi appoggio all’introduzione dell’ultima unità di lavoro che pone la domanda: “Lo spettacolo totale: verso dove vanno il teatro e la danza?”
- Antoni Navarro, Tomàs Motos , Xema
- Antoni Navarro, Tomàs Motos , Xema
- Antoni Navarro, Tomàs Motos , Xema
Riflessione a latere: linguaggi artistici come metodologia trasformativa, formazione, teatro e curricolo, curvatura teatrale, valutazione, spazi e tempi, ecc. sono aspetti dibattuti anche in Italia, dove non mancano libri in tema soprattutto per gli ordini scolastici di base (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria inferiore), con propedeutiche verso il gioco drammatico, la parateatralità, l’espressività corale, il patrimonio drammaturgico nel suo complesso e la specifica drammaturgia del fare in situazioni educative. L’incontro coi linguaggi artistici fa bene alle persone (di ogni età) e può anche sostenere l’idea di una scuola laboratorio al passo coi tempi, interetnica, inclusiva, che anima con creatività l’apprendimento, la comunicazione, il rispetto dei punti di vista e le regole, la collaborazione dei giovani cittadini.
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Diverso nell’impostazione, impaginazione e apparato pratico, è Il teatro nella glottodidattica, di Erika Piazzoli e Giulia Tiozzo, collegato come è alla tradizione pedagogica anglofona del Drama in Education (pubblicazione sovvenzionata dal Trinity College di Dublino e dal gruppo di ricerca Arts in Education, edito in Italia da Armando Editore, 2023). Questo libro ha l’insegnamento delle lingue straniere come obiettivo didattico (anche della seconda lingua nelle nostre scuole), nonché la preparazione del docente sulla qualità dell’attività nell’incontro tra educazione e arte. Utilizzando il process drama, cioè una forma d’improvvisazione configurata attraverso gli elementi primari dell’azione drammatica, propone quattro unità didattiche riferite al corpo umano (testa, cuore, mani, piedi) con relative indicazioni sullo svolgimento dei laboratori progressivi e con schede di auto-riflessione per lo studente e per il docente o insegnante-artista. L’insegnante-artista mi richiama la definizione data, a metà anni Novanta in “Visto per il teatro” dell’ educatore-teatrante (insegnante) e del teatrante-educatore (operatore); mentre molti dei suggerimenti d’attività, strutturati e organizzati in questo testo (non potrebbe essere altrimenti), ricordano molto da vicino quanto l’Animazione teatrale italiana degli anni Settanta propose e concertò con la scuola e per la comunità attraverso la drammatizzazione, il gioco drammatico, lo schema aperto d’azione, ecc. accanto alla ricerca sul Teatro Ragazzi, come allora era chiamato, nel distinguo delle preposizioni dei/con/per , a scuola e nell’extrascuola.
Diamo un esempio con la proposta del Lab 2
- Erika Piazzoli e Giulia Tiozzo
- Erika Piazzoli e Giulia Tiozzo
Un esempio di esercizio sulle convenzioni drammatiche
Informazione a latere: la riflessione sul modello Drama e quello italiano del Teatro Educazione è stata al centro di CITIES, auspicando una possibile integrazione o ibridazione che, a mio modo di vedere, è sempre possibile nel trovare un giusto equilibrio tra arte e didattica, tra ricerca e apprendimento.
Va detto, molto in sintesi, che il Drama è inserito nel curricolo del sistema scolastico anglofono per la sua finalità didattica (così il Theatre per le superiori), mentre il Teatro Educazione non lo è. Non è vincolante per il docente italiano né a scopo didattico e nemmeno per la valenza formativa, socializzante, culturale, sotto il segno dell’arte e dell’estetica. D’altra parte, il partenariato, cioè la collaborazione tra insegnante e operatore teatrale o altro esperto, è stata la forma praticata – per virtù o per necessità – nel nostro paese. Sulla qualità artistica del laboratorio teatrale si è puntato proprio per affermare la libertà e le potenzialità di un linguaggio completo e complesso come quello del teatro, per segnalarne gli impliciti risvolti o ricadute cognitive e formative, senza piegarlo per questo ad altri fini. Questa particolare caratteristica dell’esperienza scolastica italiana è scivolata in secondo piano grazie a disposizioni recenti orientate sul piano didattico. Detto altrimenti, verso una visione strumentale dei linguaggi artistici: e perché mai dovrebbe essere solo così? Le sintesi sono sempre possibili a partire dalla situazione (il “qui e ora” pedagogico) e sono conseguenti agli obiettivi (quali?) che ci si prefigge.
Riflessione a latere o dell’Imparare Facendo
Mi soffermo sul rapporto tra teoria e pratica a partire dalle pubblicazioni, comprese quelle apparse nel nostro paese, che vanta una ricca bibliografia iniziata, va ricordato, dai percorsi di Animazione Teatrale della fine anni Settanta. Un pensiero rivolto, quindi, all’editoria pur senza entrare nel merito delle sue scelte e difficoltà (costi, distribuzione, tendenze, mercato, ecc.) e un altro sul destinatario di questa stampa: qual è il privilegiato? Insegnanti, dirigenti, operatori, genitori, bibliotecari, esperti, amministratori pubblici: è questo il target adulto dei possibili acquirenti, nello sfondo della centralità dello studente? La nuova frontiera tecnologica d’informazione, di produzione culturale e comunicazione come può essere assunta e integrata nei percorsi? Tradizione e innovazione vanno di pari passo (almeno per un po’) e, per quanto mi riguarda, lunga vita al libro che unisce punti teorici agli spunti pratici! Tuttavia, mi vien da riflettere sulla funzione stessa dell’oggetto libro in relazione al teatro, vale a dire alla necessaria, essenziale presenza nell’azione, alla dimensione ludica, all’esperienza diretta dell’imparare facendo, anche quando si tratta dei linguaggi dell’arte. In che misura, allora, un manuale favorisce e rinforza l’incontro con le arti delle Muse, figlie di Zeus e Mnemosine? E’ fin ovvio rispondere che può costituire una sensata partenza se vi è necessità di informarsi e conoscere, soprattutto da parte di adulti educanti e sensibili. Un conoscere che, in parallelo, dovrebbe integrarsi con le pratiche sperimentate di persona, per poter rispondere ai sette quesiti: chi, per chi, cosa, come, dove, quando, perché? Domande da porsi, utili per arrivare ad una personale metodologia di lavoro, non appiattita su “ricette” o “istruzioni d’uso”, quanto attenta al contesto umano in cui si agisce, preparata alla progettualità condivisa, allenata ad affrontare variabili, a non avere fretta… I destinatari privilegiati di libri e laboratori e, pertanto, di formazione restano il docente e l’operatore in quanto coordinatori responsabili dell’attività coi giovani a scuola e nell’extra scuola? Parrebbe di sì, senza escludere gli altri adulti co-protagonisti responsabili di scelte e opportunità educative, sopra indicati. La formazione degli adulti educanti e sensibili resta un nodo centrale; formazione continua e permanente e curiosa, così la connessione/relazione col territorio circostante e su quanto può offrire. Teoria e pratica vanno a braccetto e il plurale è d’obbligo almeno per quanto riguarda le formazioni, i teatri, i contesti e l’ibridazione creativa sempre possibile e auspicabile.









