Appare anche oggi un’età negata, perché nella comunicazione sociale si tende a parlare di adolescenti in modo indistinto, senza differenziazioni. L’analisi dei vissuti, dell’immaginario e dei costumi dei ragazzi che iniziano lo sviluppo adolescenziale appare meno frequente rispetto agli studi sui bambini più piccoli e sui ragazzi oltre i 14 anni di età. Il preadolescente è nella fase in cui l’individuo comincia a subire modifiche somatiche e psicologiche e a perdere le caratteristiche dell’ infanzia. La sessualità ha raggiunto la forma alloerotica (cioè, bisogno del partner); il pensiero ha maturato le forme logiche, l’egocentrismo infantile è superato.

La fragilità somatica e psicologica del soggetto, in questa fase, è evidente e facilmente spiegabile se si tiene conto del lavoro per il consolidamento delle sue strutture fisico-psichiche che in lui si va compiendo. Queste nuove strutture sono però appena abbozzate e hanno bisogno di essere consolidate. I preadolescenti, come la scuola secondaria di primo grado che frequentano, presentano la stessa identità composita, incerta, di “confine”. La scuola secondaria di primo grado si trova ad affrontare il difficile compito di essere realtà di mediazione tra diverse culture scolastiche e tra differenti processi di crescita. Per questo è fondamentale porre maggiore attenzione alle dinamiche sociali, psicologiche, educative della prima adolescenza, un’età a “più velocità”, che ha il carattere della “non sincronia”. La differenziazione dei profili è molto alta: c’è chi è cresciuto nel fisico, ma non in altri aspetti e così via. Alcuni processi non appaiono sempre facilmente visibili; certi cambiamenti repentini, che gli adulti colgono, sono frutto di altri cambiamenti, interiori, antecedenti e rimasti in qualche modo sommersi. Non è facile trovare soluzioni concrete capaci di fare i conti con la non sincronia, la transitorietà, l’invisibilità e di valorizzare un’energia che sta assumendo forme nuove.

La tecnica del teatro di narrazione (vedi) può essere un valido strumento di indagine per l’educatore e di conoscenza per il preadolescente perché risponde ai bisogni dei ragazzi sul piano dell’identità e dell’autostima, della socialità e dell’appartenenza, dell’autonomia e della responsabilità, della progettualità e della operatività. (BMC)

“ Cura del corpo, cura dell’intelligenza, ma quanta cura dell’anima? Qui gli adulti annaspano un po’… Quel che si può avvertire, in questo periodo caratterizzato da sovrabbondanza di stimoli esterni e carenza di comunicazione, sono i primi segnali di quell’indifferenza emotiva, oggi sempre più diffusa, per effetto della quale non si ha risonanza emozionale di fronte ai fatti a cui si assiste o ai gesti che si compiono. E tutto ciò perché? Perché manca un’educazione emotiva: dapprima in famiglia, dove i giovanissimi trascorrono il loro tempo in quella tranquilla solitudine con le chiavi di casa in tasca e la televisione come baby-sitter, e poi a scuola quando, sotto gli occhi molto spesso appannati dei loro professori, ascoltano parole inincidenti, che fanno riferimento ad una cultura troppo lontana da ciò che la televisione ha loro offerto come base di reazione emozionale”. (U.Galimberti)