Fino a pochi anni fa, assistendo ad una rassegna, capitava almeno una volta al giorno di ascoltare i Carmina Burana. Assieme al Vivaldi delle Quattro stagioni, a Chopin, e a pochi altri brani, a volte sminuzzati in frammenti di pochi secondi, Carl Orff aveva monopolizzato le colonne sonore del teatro della scuola, per lo più costruite con un criterio riempitivo dettato dall’horror vacui, e senza un minimo di attenzione all’alone storico, semantico o simbolico che tali pezzi recano con sé. Ma, forse, una nuova sensibilità va facendosi strada. La musica nel teatro della scuola è uno strumento importante, ma non facile da usare. Innanzitutto parlare di musica in ambito teatrale significa parlare di drammaturgia musicale e cioè delle relazioni di significato tra le scelte musicali e quelle teatrali. Così quando la musica entra in gioco in un laboratorio teatrale porta con sé un coinvolgimento emotivo molto forte che aggiunge significati all’esperienza teatrale attraverso un piano irrazionale. Costruire un percorso laboratoriale attraverso questo elemento è come scavare un tracciato emotivo nell’esperienza di un gruppo. Naturalmente la musica può entrare nel teatro in tanti modi, sia nel comune utilizzo della musica registrata, sia nella forma dal vivo, sia nell’unione dei linguaggi del teatro-musica. Con la musica registrata i rapporti più efficaci sono quelli che la legano a un momento del laboratorio: un particolare esercizio/esperienza teatrale, un’improvvisazione, un tema su cui si sta lavorando, in modo tale che la musica, ogni volta che viene riproposta, faccia riaffiorare il clima emotivo, la memoria delle azioni, il vissuto personale e collettivo a cui è legata. Nel momento dell’allestimento dello spettacolo è importante però trovare nella musica un linguaggio coerente, che apra il punto di vista del laboratorio a un elemento esterno: il pubblico. A questo punto la musica va considerata per la sua funzione esterna oltre che per quella interna, e quindi usata anche su un piano indipendente da quello dell’azione teatrale con la quale intesse relazioni di significati che si sommano, o nello stesso segno, o creando contrasti di vario genere. La musica dal vivo, è un’altra possibilità che coinvolge direttamente i ragazzi nell’esperienza musicale, e gli fa scoprire lo scambio della comunicazione non verbale tra chi suona e chi agisce. Interazione è la parola chiave, che permette di creare giochi con la musica che non possono nascere altrimenti. Naturalmente questa strada permette anche di far emergere le personalità musicali che ci sono nei gruppi, rendendo il laboratorio un territorio di scambio anche su questo livello. Teatro-musica è invece la strada della coralità: tutti partecipano alla creazione della musica in scena nello svolgersi dell’azione teatrale. Dal canto in scena, all’uso di oggetti/strumenti semplici realizzati con materiali di recupero, fino alle strutture musicali date dal ritmo delle azioni o del testo, il teatro-musica coinvolge la dimensione musicale nel metodo di lavoro del laboratorio. In questo caso la parte musicale e quella teatrale non vengono più distinte, ma si fondono in unica esperienza. (MB)