Nei programmi ministeriali, figurava da sempre tra le indicazioni didattiche ai docenti e rispondeva alla strategia di rinforzo per l’apprendimento della lingua italiana parlata e scritta. Il piacere della lettura, a voce alta – individuale o collettiva – o anche silenziosa e condivisa nel gruppo, può essere trasmesso dalla scuola ai giovani allievi se resta, per l’appunto, un “piacere “ e se spazia tra tutti i generi letterari, testi teatrali compresi. L’espressività nel leggere a voce alta, non significa il saper fare “ le voci”, le caratterizzazioni, o saper dare le “coloriture”. Come nel lavoro teatrale, leggere espressivamente significa prima di tutto capire il testo: è questa l’azione primaria e fondamentale. Solo successivamente, l’espressivopuò diventare interpretativo quando, come dice Barthes, si scopre di “quale pluralità sia fatto” il testo che si sta leggendo. La “lettura espressiva” come la “narrazione”, con il relativo lavoro sulla voce/respirazione, sono stati gli argomenti di molti seminari e laboratori d’aggiornamento realizzati, alla fine degli anni ottanta, dagli operatori teatrali su esplicita indicazione del mondo della scuola, alla ricerca di strategie di supporto alla lettura e, più in generale, di avvicinamento al libro da parte degli allievi. (LP)


