Le due date che segnano una svolta decisiva nella concezione della vita carceraria nel nostro paese e, di riflesso, per l’attività teatrale in carcere, sono il 1976 con la nuova formulazione dell’ordinamento penitenziario e il 1986 con l’entrata in vigore della legge 663 – o legge Gozzini – che lo perfeziona. A seguito di queste normative, l’estensione della pratica teatrale in carcere (laboratori e spettacoli) e dell’incontro col pubblico esterno, diventa una realtà molto diffusa. Il teatro diviene così un importante strumento per far conoscere alla società, la realtà e le problematiche del carcere ( riabilitazione e reinserimento compresi). Le esperienze d’incontro teatrale tra adolescenti e detenuti sono molto significative, sul piano artistico oltre che umano e, per quanto riguarda il carcere minorile ( come quello di Nisida a Napoli), il coinvolgimento dei giovani in attività espressive e teatrali si è rivelato una potente leva di riscatto personale, culturale e civile. (LP)