“Dall’inglese brain = cervello e to storm = tempestare, metodo di ricerca di gruppo usato specialmente in pubblicità per stimolare la produzione di idee creative, basato sulla libera esposizione di intuizioni e impressioni da parte dei partecipanti.” Così nel De Mauro, ‘Grande dizionario italiano dell’uso’, Utet 2000, dove si segnala attestato dal 1983.
Ma il Brain storming è anche un mezzo potente di espressione in varie situazioni: si può usare come momento di riflessione alla fine di seminari di studio, per incontri di lettura, per interpretare immagini fotografiche o di altro tipo, per rielaborare l’esperienza di visione di uno spettacolo o una qualsiasi altra esperienza vissuta insieme da un gruppo (possibilmente però non lontano nel tempo); o per quanto l‘inventiva dei singoli suggerisce: e questo, naturalmente, sia con adulti che con bambini e ragazzi. Può portare, in un momento successivo, a occasioni di scrittura creativa particolarmente ricche e suggestive: quindi, per scrivere poesie, testi narrativi e descrittivi e, perché no, un testo di teatro, magari a scuola, con la propria classe.
Lo si può far diventare un vero e proprio percorso didattico, per arrivare a migliorare la scrittura sul piano della ricchezza di idee e della competenza lessicale, in quanto deve abituare a cercare e a scegliere espressioni il più lontano possibile dagli stereotipi abituali; pur potendo fargli assumere l’aspetto accattivante di un gioco.
E’ definibile Brain storming collettivo su parole-chiave: due o tre parole-stimolo vengono scelte (all’inizio da chi guida il gruppo, ma possono essere poi suggerite dagli stessi partecipanti, e quindi in classe anche dai ragazzi) a partire da una lettura, o da una situazione vissuta insieme particolarmente motivante, come potrebbe essere appunto uno spettacolo visto insieme o l’esigenza di costruirsi un testo durante un laboratorio teatrale.
Si parte quindi da associazioni di idee (esposte con parole isolate o brevi frasi), cercando di creare e sostenere una situazione di libertà estrema sul piano espressivo, in cui tutti ,chi prima e chi dopo, anche chi ha difficoltà, riescano a trovare un loro spazio: le parole e le frasi così elaborate (trascritte sui materiali personali e/o su cartelloni appesi alle pareti) vengono poi strutturate in testi di vario tipo, usando altrettanto liberamente tutto il materiale disponibile, o individualmente o a piccoli gruppi, con risultati spesso incoraggianti, quando non addirittura entusiasmanti.
Il linguaggio che ne risulta di solito è fortemente metaforico, e quindi sostanzialmente poetico; ma ciò non impedisce che si possa indirizzare il Brain storming verso altre funzioni della lingua, se dovesse risultare utile e, soprattutto, più cònsono alla situazione da cui si è partiti. In ogni caso, il potenziale creativo della metafora è enorme, e si presta ad essere usato a vari livelli di complessità, come appunto la pubblicità stessa ci mostra da decenni..
L’atmosfera particolare creata dalla situazione di Brain storming spesso fa nascere anche una rete di scambi e di condivisione di pensieri e/o espressioni: quasi una sorta di ‘lessico familiare’, che a volte viene riproposto spontaneamente, da chi vi ha partecipato, in altri momenti ‘forti’ di lavoro o di esperienze comuni. (GR)


