Le prime sperimentazioni risalgono, in Italia, alla fine degli anni sessanta del Novecento. Fu, all’inizio, un movimento di artisti ed intellettuali che misero in discussione i modelli teatrali e culturali presenti sulla scena ufficiale, per dar voce ad un diffuso bisogno di rinnovamento drammaturgico, di partecipazione e di fruizione culturale. Il teatro pensato come festa e come teatro della comunità, trovò modo di esprimere i suoi temi, di ricercare le sue forme di comunicazione, di scegliere il suo destinatario in ambiti inconsueti quali: la scuola, la fabbrica, il quartiere, il paese, il manicomio e il carcere. Nell’incontro con l’istituzione scolastica, all’epoca ugualmente in fermento per un rinnovamento complessivo, trovò un terreno favorevole di sviluppo. L’animazione teatrale collabora in un primo tempo con la scuola a mettere in pratica una pedagogia dell’espressività, aperta a tutti i linguaggi, tecniche e contenuti, riscoprendo antiche forme di comunicazione o elaborandone di sue proprie, come la festa, la parata, l’improvvisazione, la cantastoriata, l’happening, la spettacolazione, lo schema aperto d’azione teatrale, il teatro dei ragazzi, ecc. In un secondo tempo delineò una prassi della formazione teatrale e dell’educazione al teatro basata sul “fare teatro” e “vedere teatro”. Proprio per l’esperienza maturata a stretto contatto coi bambini e bambine, con gli adolescenti e gli insegnanti, l’animazione teatrale fu all’origine del Teatro per l’Infanzia e la Gioventù professionale, sviluppatosi alla fine degli anni settanta nel nostro paese e del “Teatro Scuola”, nelle forme da questo espresso soprattutto negli anni novanta.