Con tale termine ci si riferisce, solitamente, a compagini o produzioni filodrammatiche, abborracciate, prive di rigore e di metodo, ma forse il vocabolo è da rivalutare, come pure la parola “dilettante”. L’idea di un’attività svolta per amore, o per diletto, ci riporta alla sublime dimensione dell’otium latino, libero da compromissioni col vile denaro (o col borderò). La storia della scienza è costellata dalla presenza di geniali dilettanti, o amateur. Perché non potrebbe esserlo anche il teatro? (CF)


