In questa fase evolutiva i ragazzi dimostrano una spiccata sensibilità al modo in cui le regole sono comunicate e messe in atto, alla qualità della relazione proposta dagli adulti, a quanto e come viene favorito e sostenuto il riconoscimento individuale. In diversi ragazzi è così importante il bisogno di identità , dovuto alla difficoltà di comprendere se stessi, che arrivano a mettere in atto forme di conflitto nei confronti della scuola e della società, al fine di ritrovare un riconoscimento e una visibilità che non otterrebbero altrimenti. Forte è anche il bisogno di appartenenza e di affettività che si esprime, solitamente, come ricerca del gruppo di coetanei. I ragazzi di oggi ci appaiono diversi rispetto agli studenti di alcuni anni fa. Secondo lo psichiatra Pietropolli Charmet, siamo in presenza di un forte cambiamento nei vissuti dei ragazzi, nelle caratteristiche del proprio sé. Oggi nei banchi di scuola non siede più Edipo, un ragazzo cresciuto dentro una cultura sociale ed educativa caratterizzata dalla forza della norma, dal senso di colpa e dal conflitto tra padri e figli. Oggi, sui banchi, siede Narciso, figlio di una famiglia “affettiva”, in cui sono posti al centro i valori dell’affetto, della buona relazione, della realizzazione personale. Il “ragazzo narciso” è soprattutto centrato sul proprio sé, desidera vivere relazioni positive, avere comunicazioni e contatti che lo gratifichino. Contatti e comunicazioni sono principalmente al servizio della costruzione del proprio sé, che appare narcisisticamente fragile. I ragazzi non hanno paura di essere puniti, né sono presi dal senso di colpa; ma hanno paura di non essere accolti affettivamente, di non essere apprezzati, di essere mortificati, di sentirsi frustrati. In famiglia, oggi, la regola non è imposta, ma spiegata, negoziata e gli attuali preadolescenti, adolescenti sono impermeabili alla paura del castigo e il repertorio tradizionale per far rispettare le regole risulta poco efficace. “L’arma segreta dei genitori è la sanzione affettiva”, dice Charmet e “ciò che deve davvero preoccupare è il rischio di un rifugio difensivo nel mondo del virtuale”. Quando a scuola non riescono ad apprezzare il valore di ciò che viene richiesto si crea uno scollamento tra il sé e il ruolo dello studente. La scuola può aiutarli nel processo di separazione e individuazione – aprirsi al mondo, conoscere la realtà – facendo leva sulla “precocità sociale”, sulla sua predisposizione a far gruppo. Per recuperare la motivazione allo studio, bisogna aumentare moltissimo la competenza e la capacità educativa della scuola. Quando sono dentro una relazione con un adulto abbastanza competente, gli adolescenti di oggi sono molto etici, s’impegnano sul piano della narrazione di sé, mostrano una grande capacità di ricognizione della loro mente. A dispetto delle apparenze, sono affettivi: ad esempio, la loro vita di coppia è molto più evoluta di quella degli adolescenti di un tempo; hanno un livello di autonomia reciproca elevato, non coltivano eccessivamente il sentimento della gelosia; hanno introdotto una pariteticità reale tra maschile e femminile che, senz’altro, avrà una ricaduta sui loro rapporti più maturi, sulla genitorialità futura, sulla vita familiare e nei rapporti con i figli. Forse hanno smarrito il senso della grande passione amorosa, onirica, a vantaggio però di una certa pacatezza e stabilità Sarà allora il caso di incoraggiare gli adolescenti a incamminarsi verso la condivisione, a non temere i traumi e le mortificazioni. Ecco perché occorre sempre più teatro nelle scuole! Il laboratorio teatrale aiuta a crescere: migliora la socializzazione, responsabilizza l’individuo, mette alla prova le competenze acquisite; dà entusiasmo al gruppo e ai docenti; permette di verificare l’unità del sapere; unisce l’elaborazione razionale ai vissuti profondi; sviluppa la ricerca creativa; dà regole, richiede impegno, fa lavorare su di sé, permette di realizzare un prodotto, in un tempo definito, frutto del lavoro di tutti. Il “fare teatro”, poiché è palestra di cittadinanza attiva, previene le forme di prepotenza, bullismo o può ridimensionarle. Un laboratorio teatrale può diffondere un’autentica cultura dei valori civili anche con azioni tese alla realizzazione di pari opportunità (successo formativo, intercultura). I ragazzi apprezzano il lavoro realizzato insieme e scrivono dei “GRAZIE!” a caratteri cubitali. “Per me il laboratorio di teatro è raccontare agli altri una storia come io la sento dentro di me” dice Alessandro; mentre Federica scrive: “Un applauso rimbomba nella sala riportandomi nel mondo reale. I complimenti più svariati sembrano soffocare la mia persona e torno felice a scuola”. (BMC)