IDEA 9th World Congress: DRAMA FOR ALL – Celebrating Drama for Tall and Small in a changing world (Reykjavik, 4-10 luglio 2022)
Report di Cristina Morra
Sempre
Andremo più lontano senza avanzare mai
E di pianeta in pianeta
Di nebulosa in nebulosa
Il Don Giovanni delle mille e tre comete
Pur senza muoversi dalla terra
Cerca le forze nuove
E prende sul serio i fantasmi
Fuori, una natura maestosa e indomabile, fatta di cambiamenti repentini, paesaggi sacri e un’instancabile luce. Dentro, il tepore di aule insonorizzate, poltrone comode e conversazioni a bassa voce. Il 9° Congresso mondiale di IDEA è stato ospite di Reykjavik e della sua università; ha chiamato a raccolta tutti i suoi componenti (o, per lo meno, chi è riuscito ad arrivare nonostante una serie di condizioni sfavorevoli) e li ha accolti, commuovendosi, in una cornice accademica fatta di reciproco riguardo, distratto assenso e qualche sbadiglio.
I decani dell’associazione li riconosci subito – anche se a un congresso di IDEA non ci eri mai stato -, li riconosci per la presenza che offrono, per la concretezza delle domande e perché, quando ci parli faccia a faccia, le loro riflessioni si strutturano quasi sempre intorno a tre momenti: “All’inizio, quando IDEA è nata…”, “Oggi, la situazione è questa…”, “Forse, si dovrebbe pensare a qualcosa di diverso per il futuro…”. Le loro parole, condivisibili o meno, sono pietre su cui camminare. Tutto il resto – gli interventi, i workshop, le presentazioni – dà la sensazione di una bolla senza tempo né dimensione. In IDEA, a quanto pare, la ricerca – sacrosanta perché un qualsiasi settore possa procedere e svilupparsi in una pratica più consapevole – è portata avanti da accademici e insegnanti appassionati, ma dove sta portando? È ancora “ricerca” se riconferma conclusioni già raggiunte anni e anni fa? E su quali basi si può condividere (e, quindi, far avanzare) questa ricerca se sembra mancare persino una terminologia comune per indicare, se non i suoi principi (giustamente variabili, a seconda delle tradizioni locali), quantomeno la materia? “All’inizio, quando IDEA è nata, ci fu una discussione feroce sui termini da usare” – mi racconta una decana di IDEA – “non finiva più”. Avrei dovuto rispondere: “Oggi la situazione è questa: ho assistito a un workshop di un’ora e mezza in cui un’insegnante mi mostrava come si drammatizzano le preposizioni finlandesi; se avessi saputo fin dall’inizio cosa lei intendesse con l’espressione drama and movement avrei scelto un altro laboratorio”. È chiaro che gli aspetti teorici sono faticosi, annoiano e, alle volte, non sono mai davvero risolvibili; ma credo sia impossibile negare la necessità di ri-discuterli, periodicamente. Tanto più se – a quanto pare – siamo in un contesto prevalentemente accademico, che di paradigmi teorici ha bisogno tanto quanto di esperienza sul campo. È pur vero che certe questioni non sono risolte nemmeno all’interno di uno stesso territorio (per lo meno, in Italia), eppure la mancanza di un vocabolario condiviso pesa molto di più in un contesto dove il confronto abbraccia il globo e, come già detto, tradizioni e storie molto lontane tra loro: senza di esso, è facile percepire le affinità, mentre è più difficile riconoscere il valore della diversità. Ma al di là della questione solo terminologica, in questa bolla c’è un silenzio assordante: dove sono i dibattiti veri? Perché non si fanno più? Perché presenziare a un convegno dove non è previsto uno spazio per esprimere dissenso? Le pietre scarseggiano o sono funzionalmente dimenticate. Questa bolla è il peggiore spazio vuoto che esista.
E a proposito di spazio vuoto. A parte qualche rara eccezione, a parlare di teatro ci sono tutti, fuorché i teatranti. Molti dei presenti sono figure ibride: ricercatori-attori, insegnanti-teatranti, ecc. Ed è bello questo intreccio di competenze, così come è bello vedere come in ogni Paese l’intreccio assuma forme e obiettivi diversi; tutti hanno più o meno a che fare, ovviamente, con l’educazione ma – di nuovo una questione terminologica – cos’è per ognuno l’educazione? Quello che è certo è che quasi nessuno la intende come una sensibilizzazione in grado di toccare, trasversalmente, più temi e che tra questi ci sia anche il linguaggio teatrale stesso. Ciò significa che nessuno riconosce l’importanza del teatro come luogo da abitare, come soggetto politico e poetico che promuove e interroga la natura umana. Il teatro è mero strumento. Il teatro è invisibile e pare debba restare tale. Il teatro non parla in questi convegni perché non c’è (e non c’è neanche nella dichiarazione/manifesto condivisa a fine congresso da alcuni membri di IDEA). È possibile ri-discutere il suo grado di interferenza in ciò che riguarda l’educazione (gli spazi in cui essa avviene, le professionalità che se ne occupano, la loro formazione, ecc.)? “Per il futuro – per lo meno, quello di AGITA all’interno di IDEA – si potrebbe pensare a qualcosa di diverso”… Si potrebbe pensare di proporre una documentazione di esperienze (italiane e non) in cui è il Teatro – come ente – a farsi promotore, organizzatore e ideatore di attività educative di varia natura; e così generare nuovo rumore (udibile solo per chi vorrà), nella possibilità di lanciarsi in un’altra discussione senza fine. Avere, cioè, l’opportunità di perdersi in una nuova (perchè immortale) domanda: dov’è il teatro?
Perdere
Ma perdere veramente
Per far posto alla trovata
(da Sempre, G.Apollinaire)


