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“Dialoghi quasi immaginari”

“Dialoghi quasi immaginari”

“Dialoghi quasi immaginari”
Il nostro paese ha ospitato per la prima volta la “Giornata Mondiale del Teatro” a quasi cinquan’anni dalla sua istituzione a Vienna nel 1961 da parte dell’Istituto Internazionale del Teatro. Facciamo il punto della situazione in forma di scenetta.
di Loredana Perissinotto

 
Tre persone stanno leggendo il giornale e commentano le notizie ad alta voce. Lasciamo all’immaginazione del lettore, decidere chi siano e se l’azione si svolge in luogo chiuso o all’aperto.

L’Informato – Il 27 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Teatro. L’Italia, con decreto governativo, aderisce alla manifestazione lanciata nel 1961 dall’Istituto teatrale internazionale e sostenuta da prestigiose organizzazioni internazionali, come l’Unesco e l’Onu.
L’Entusiasta – Che bella notizia! Vi saranno, pertanto, iniziative per richiamare l’attenzione del pubblico, soprattutto giovanile, sull’importanza sociale ed educativa, oltre che culturale e artistica, del teatro!
Il Pessimista – Si chiude la stalla, quando i buoi sono scappati, ma meglio tardi che mai! Chi ben comincia, anche cinquant’anni dopo, è a metà dell’opera…
L’Informato – Sei un po’ sarcastico, ‘sta mane coi tuoi proverbi! E se ti dicessi che il problema è un altro?
Fine.

 

Qual è il problema?
Dedicare un’apposita giornata, accanto alle altre già istituite, di festa e riflessione sul teatro resta un fatto positivo. Per quel che ha significato il teatro nella storia della civiltà umana, sotto ogni cielo. Per quel che, al presente e per tutti, può ancora significare il teatro – da fare e da vedere – in mezzo alle svariate ed interessanti forme di comunicazione, di intrattenimento individuale e collettivo, offerte dalla nostra tecnologica società. Né ha senso reagire sempre con scontento, sbuffando: “ Son solo iniziative di facciata, per alleggerire la cattiva coscienza…”.
A scorrere i siti web del MIBAC e del MIUR, il programma della “Giornata” si presenta, regione per regione, fitto di manifestazioni spettacolari grazie alla fattiva adesione delle associazioni di categoria, alla collaborazione di associazioni culturali, dei teatri municipali, di scuole e insegnanti; nonché di alcuni istituti scolastici regionali scelti ad hoc – il liceo Maffei di Verona, il liceo Visconti e il tecnico agrario Sereni di Roma, il carcere minorile di Nisida a Napoli – quali prototipi per testare azioni e programmi da estendere, su altra scala, il prossimo anno.

La pedagogia della formazione estetica, messa in pratica nel nostro paese fin dagli anni settanta del secolo scorso, ha sempre sottolineato l’importanza della fruizione spettacolare e della frequentazione degli spazi in cui gli artisti presentano il loro lavoro. Ciò vale per il teatro e, non di meno, per la musica e tutti gli altri linguaggi artistici.
In ambito educativo, il ruolo dello spettatore e quello dell’ attore (cioè di colui che fa, che si mette alla prova) sono i cardini di una precisa visione educativa e della pratica del laboratorio teatrale scolastico, condotto dal docente o dall’operatore teatrale, meglio se in collaborazione (partenariato).

Già, ma allora dove sta il problema? Facciamo dare una breve risposta al personaggio Informato.
L’Informato – Non possiamo non mettere in evidenza che il destinatario e attore principale di questa commedia resta la scuola, coi suoi utenti di ogni età, con quanti vi lavorano e interagiscono.

Non possiamo non attirare l’attenzione sulla visibile flessione di partecipazione delle classi e dei gruppi interclasse alle rassegne di teatro della scuola, diffuse su tutto il territorio nazionale; sulla difficoltà per i nuovi concorsi a tema, rivolti agli studenti, di avere sufficienti adesioni per la realizzazione della manifestazione stessa.
Non possiamo non segnalare la vistosa riduzione delle uscite e delle prenotazioni scolastiche verso l’offerta culturale/artistica del proprio territorio urbano: dagli spettacoli in cartellone nei teatri alle proposte musicali e coreutiche; dall’attività didattica delle biblioteche, dei musei, dei siti archeologici come di altre realtà ambientali, scientifiche e tecnologiche.
Anche il partenariato, che per i suoi risultati sul piano educativo, drammaturgico, artistico ed estetico, riconosciuti a livello europeo, ha segnato in qualità ed eccellenza l’azione di più professionalità verso l’ambito formativo, langue per mancanza di fondi, di opportunità di sperimentazione e ricerca, d’ incontro e scambio.

Il Pessimista – Cambiamo le parti: sei tu il pessimista, allora!
L’Informato – Credi proprio?

Fine

Ci vuole tempo per far crescere un albero, costanza e attenzione; ci vuole fiducia nei frutti che verranno anche se non saremo noi a gustarli.
Ci vuole tempo per fare teatro come per assistere a qualsiasi evento artistico o naturale.
Ci vuole tempo per conoscere, per fare esperienza e ricerca, per condividere saperi ed emozioni, per imparare a stare insieme; ci vuole tempo per costruire opportunità e per accedervi.
Ci vuole tempo per la formazione e l’aggiornamento dei quadri.
Ci vuole un atto di fiducia, non monetizzabile.
Questo tempo è stato sottratto alle persone e alla scuola. Un tempo/ricchezza che va ben oltre il valore dei tagli della finanziaria, comunque la si pensi.
Ci vuole tempo per il fine e affinché la fine contenga un germogliante inizio.